Cenni Storici

La zona di produzione del “Carciofo del Vastese” comprende, principalmente, il comune di Cupello, dove è localizzata la maggior parte della coltivazione ed in parte i comuni limitrofi di Furci, Lentella, Monteodorisio, San Salvo e Vasto, limitatamente alle zone di confine dove il carciofo si coltiva anche in appezzamenti di modeste dimensioni e negli orti familiari.

La più grande risorsa naturale Abruzzese è l’ambiente. Natura, storia, cultura, tradizioni e prodotti tipici rappresentano gli ingredienti per rendere questa regione affascinante.

Un territorio dove nel corso dei secoli si è sviluppata una civiltà rurale ricca di tradizione e un notevole patrimonio di prodotti tipici.

Tra i tanti prodotti che la nostra Regione ci offre, non si poteva non parlare del “carciofo di Cupello” un prodotto tipico che negli ultimi anni sta riscuotendo un grande successo grazie al Presidente Giulio Pasquale sempre attento alle innovazioni ed al contributo della “Soc Coop San Rocco” di Cupello e di tutti i soci partecipanti che insieme e con tanta devozione al territorio si sono fatti partecipi di un progetto di promozione del carciofo locale.

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Carciofo di Cupello: Descrizione e storia

ORIGINE DEL NOME

Cynara scolymus, questo il nome botanico scelto da Linneo, nel 1753, per designare il carciofo. Cynara è il termine romano, indifferentemente utilizzato per cardo e carciofo; si riferisce, secondo Columella, all’uso di cospargere con cenere (cinis) il terreno destinato a ospitarne la coltura, ma può anche essere un riferimento al riflesso grigio-verde delle foglie.

C’è poi una spiegazione mitologica, con l’immancabile fanciulla dagli splendidi capelli color cenere trasformata in carciofo dal sempre innamorato Giove. Scolymus, termine di derivazione greca, significa appuntito ed allude alla forma allungata dei capolini o alla spinosità delle brattee, le “finte foglie” che avvolgono il cuore del carciofo. Il termine italiano, invece, deriva con tutta probabilità dall’arabo kharshufharshuf  o harshaf, utilizzato negli antichi manoscritti per designare, anche qui, sia il cardo sia il carciofo.

Questa coincidenza avvalora l’ipotesi che il definitivo miglioramento del cardo in carciofo sia avvenuto solo in età moderna e che i nostri antenati abbiano conosciuto solo versioni semi-domesticate del cardo selvatico.

DIFFUSIONE

Il carciofo è una Composita originaria del Bacino Mediterraneo e qui prevalentemente coltivata essendo poco conosciuta altrove. L’Italia ha le maggiori coltivazioni di carciofo; con circa 50.000 ettari questo è l’ortaggio da pieno campo più esteso dopo il pomodoro. Il carciofo è coltivato per le sue infiorescenze (capolini) che si formano all’estremità del fusto principale e delle sue ramificazioni; i capolini vengono raccolti immaturi per utilizzarne la parte commestibile (cuore) che è costituita dal ricettacolo basale, ingrossato e carnoso, e delle brattee interne non ancora indurite.

Il carciofo era conosciuto già dall’epoca greco-romana ma forse non nelle forme attuali. Notizie più certe della sua coltivazione e utilizzazione in Italia si hanno a partire dal XV secolo. Le notizie storiche che comprovano la presenza del carciofo nel Vastese risalgono al 1575, quando il padre domenicano Serafino Razzi, nel suo diario di viaggio in Abruzzo, andando da Histonium (Vasto) a Punta Penna e descrivendo i luoghi attraversati, cita la presenza dei carciofi selvatici.

Fu Serafino Razzi, padre domenicano, a tratteggiare nel XVI Secolo il primo ritratto di Cupello e dei suoi antichi fondatori, gli Slavi Schiavoni. Era sempre stata una terra fertile, quella di Cupello, fin dai tempi dell’antica Roma, una terra talmente generosa che ai guerrieri più valorosi dell’Impero veniva offerta in dono sotto forma di ville, millenarie antenate delle aziende agricole di oggi.

Posto lungo la strada più antica del mondo, la via della transumanza, in realtà il sito di Cupello era già frequentato in epoca preromana, in un tempo dove, lungo i millenari tratturi e diffusamente in tutta la campagna circostante, il Carciofo cresceva, spontaneo o coltivato nell’orto. Dapprima destinato all’autoconsumo e solo in minima parte alla vendita, il Carciofo costeggia tutta la storia di Cupello, come riporta Lorenzo Giustiniani nel suo “Dizionario Geografico – Ragionato del Regno di Napoli”, dove nel 1797 descrisse gli abitanti di Cupello, o Villa Cupello, come “tutti addetti all’agricoltura, e le cui produzioni consistono in grano, orzo, legumi”. Il Carciofo, infatti, seppure coltivato diffusamente, era destinato al consumo familiare. Eppure la pianta del Carciofo era conosciuta in tutta la  regione fin dal XVIII secolo. Sempre più abbondantemente coltivato, il Carciofo cominciò a diventare, dopo l’orto e la tavola, anche il protagonista del mercato: in quello di Lanciano, nel XVIII secolo, si potevano acquistare carciofi locali. Infatti in una nota del monastero di Santa Chiara di Lanciano, risalente al 20 maggio del 1757, viene riportato l’acquisto al mercato di alcuni carciofi utilizzati per l’alimentazione delle Clarisse. Dal Catasto Agrario del 1929 si hanno notizie dell’esistenza di carciofaie in produzione nel sessennio 1923-1928. Risulta inoltre che nel comune di Vasto, all’epoca, esistevano circa 19 ettari coltivati a carciofi. La proprietà terriera, nel vastese come anche nel territorio Abruzzese, è sempre stata grandemente frazionata.

Ad eccezione delle grandi aziende agricole dei D’Avalos nel Vastese, sono sempre stati i piccoli agricoltori i protagonisti della storia della terra. Dall’iniziativa diretta dei coltivatori è dipeso il destino della campagna, e troppo spesso le limitate risorse economiche hanno impedito un’adeguata diffusione dei mezzi agricoli meccanici. “I tentativi di costruire Cooperative e Consorzi fra aziende, che consentano una maggiore disponibilità di mezzi, sono pertanto augurabili”, profetizzava “L’Annuario Abruzzese” alla fine degli anni Quaranta. Un invito prontamente accolto da Cupello. È possibile affermare che l’inevitabile cambiamento della situazione sociale ed economica in tutto il Vastese quasi obbligò, nell’immediato dopoguerra, gli agricoltori a cercare delle alternative alle predominanti colture cerealicole, dunque la necessità di coltivare un prodotto non più esclusivamente destinato all’autoconsumo familiare o alla moderata vendita nei mercati paesani ma di una vera e propria rivoluzione agricola. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta intrapresero una coltivazione più razionale del Carciofo, che di fatto chiuse la stagione delle produzioni estensive per inaugurare la felice stagione di quelle intensive, ossia basate sull’impiego di lavoro e mezzi qualificati prima che sull’estensione terriera. Fu così che introdussero la varietà Mazzaferrata, Cynara scolymus L.spp., ecotipo a ciclo tardivo, con maturazione che ha inizio nei mesi di Marzo e Aprile, derivato dal Campagnano, una varietà del carciofo Romanesco. È solo a partire dagli anni Cinquanta che il Mazzaferrata, questa particolare e pregiata varietà conosciuta come Carciofo di Cupello, viene coltivato con sempre maggiore attenzione. E molti altri anni sarebbero ancora passati prima che l’importante “Marchio Collettivo Comunitario”, ne attestasse l’eccellenza.

Incoraggiati dalla crescente diffusione della coltura, gli agricoltori di Cupello decisero di riunirsi in una Cooperativa al fine di commercializzare il prodotto, era il 1961.